Frejico si racconta, dagli esordi a oggi

Abbracciato a una chitarra fin dalla tenera età dei sei anni, Tommaso Selmi, in arte e per gli amici Frejico, ci onora del suo tempo con questa intervista.

Attivo sui piccoli e grandi palchi d’Italia, vanta illustri collaborazioni e ci onora l’ascolto con il suo nuovo brano “Perdersi” nonché dell’EP PLACEBO. Ma lasciamo Frejico raccontarci di più sulla sua vita e la sua straordinaria musica!

Com’è nata la tua passione per la musica?

La musica è sempre stata parte integrante della mia vita, sin da piccolo. Ho cominciato a suonare la chitarra a sei anni circa. Era una passione che condivideva il mio tempo col calcio, andando avanti, con l’età e il tempo, ha surclassato ogni passione ed è entrata a spada tratta contro ogni altra.

Cosa significa e com’è nato il nome “Frejico”?

Frejico è un soprannome che mi è stato dato dai miei migliori amici durante una vacanza qualche anno fa. Partì come un gioco, cominciarono a chiamarmi Fred, come un personaggio di ‘’leone cane fifone.’’ Piano piano si è trasformato in freji e poi in Frejico. Quando ho deciso di scegliere un nome da ‘’artista’’ mi sembrava giusto FREJICO. Un nome che non ha nessuno, riconoscibile e che ormai era diventato un secondo nome.

Raccontaci del tuo brano “Perdersi” che abbiamo apprezzato in radio e online dallo scorso 2 ottobre.

‘’PERDERSI’’ è stato il singolo che ha preceduto ‘’PLACEBO’’ il mio primo EP. È il testo forse più intimo e personale di quest’ultimo, parla di due persone che dopo tanto tempo e tante cose condivise insieme si sono divisi, e mette in mostra come sia difficile dividersi. Come se ci fosse un filo che non si riesce a tagliare e che unisce queste due persone. Come citato nel pezzo, ‘’baby i’m fine’’ è una frase ironico-drammatica che ripresa anche dal telefilm ‘’friends’’ simboleggia anche quanto sia difficile prendere consapevolezza del fatto che la persona che ti stava accanto adesso non è più vicina a te.

Com’è nato il tuo EP ufficiale “Placebo”?

PLACEBO è il risultato di mesi di duro lavoro e di notti insonne miste ad ore ed ore passate in studio con Andrea fede, il mio produttore. PLACEBO è la descrizione di un anno difficile, è l’insieme di insicurezze, paure e voglia di ripartire. Avevo bisogno di buttare fuori queste cose e grazie alla musica credo di esserci riuscito. 

Quali sono le tue influenze artistiche?

Sono cresciuto ascoltando molti artisti principalmente ‘’vecchie leve’’. Quando ero piccolo grazie anche a che cosa si ascoltava in casa, cominciai ad ascoltare Beatles, pink floyd, bob Dylan, dire straits, Queen ecc… crescendo mi sono direzionato più che altro sulle italiane, perché facevo più fatica ad ascoltare le inglesi. Mi si è aperto un mondo e da li non ho più smesso. Ascolto tanto cantautorato, Dalla, Venditti, De Gregori… ma anche artisti più attuali come Cremonini, Masini, Brunori Sas e molti altri…

Quali sono le tue collaborazioni musicali?

Fino ad ora ho sempre collaborato con Andrea Fede, colui che ha reso possibile ogni mio pezzo. Abbiamo cominciato a lavorare insieme un anno e mezzo fa (circa). Abbiamo cominciato a conoscerci e comprenderci. Sono fortunato ad aver trovato una persona come lui. Abbiamo passato ore ed ore in studio a creare musica. Dopo mille pezzi scartati abbiamo cominciato a pensare allo stesso modo ed a completarci.

Come stai vivendo da artista e persona questo periodo del covid-19?

Sinceramente non molto bene. Come artista ho difficoltà a scrivere, ho bisogno di vita, di incontrare persone e di fare cose, che al momento mancano. Come persona cerco di impiegare il tempo più che altro, spero vivamente che tutto questo finisca al più presto. Ho voglia di fare tante cose, di riabbracciare finalmente le persone e soprattutto di suonare e far sentire in giro la mia musica.

Quali sono i tuoi programmi futuri?

Spero appena possibile di poter suonare un po’ in giro, continuando a scrivere e farmi conoscere, magari lavorando anche con altri artisti.

 

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