Con grande gioia diamo il benvenuto a Lucy Love, artista poliedricA che sta raccogliendo consensi crescenti nel pubblico italiano. Recentemente impegnatA nella promozione del lavoro “Pazza +”, leggiamo con curiosità l’intervista a Lucy Love, grati e onorati per il suo tempo e la cortesia riservataci! Scopriremo interessanti retroscena musicali e di vita, Lucy Love ci condividerà con quelle che sono le collaborazioni, le esperienze, e i progetti futuri. Tuffiamoci in questo mondo speciale e diamo un caloroso benvenuto a Lucy Love!
Com’è nata la tua passione per la musica?
La musica è arrivata prima ancora che io potessi darle un nome diciamo. Credo sia sempre stata il mio modo più naturale di stare al mondo e sentirmi bene! Cantare, ascoltare il suono del pianoforte, i suoni… La musica mi ha aiuta a dare ordine al caos, a trasformare emozioni troppo grandi in qualcosa di condivisibile. Non è stata una scelta strategica, ma una necessità viscerale.Quando ho capito che scrivere, comporre e cantare mi permetteva di restare viva e lucida, non ho più smesso.
Dietro un personaggio può esserci 1, 100 o 1000 persone. Chi è Lucy Love e il suo personaggio?
LUCY sono io.
E per fare un parallelismo, come in “Uno, Nessuno e Centomila” di Pirandello, dentro una sola identità convivono molte forme, alcune più luminose, altre più oscure.
Lucy Love e Lucy Hate sono due entità che coesistono in me: non sono maschere, ma parti reali e necessarie di me. Lucy Love è apertura, sensibilità, fiducia. Lucy Hate è difesa, istinto, sopravvivenza. Non si escludono ma si compensano. Una accoglie e l’altra protegge, Una resta aperta e l’altra reagisce. Entrambe emergono in contesti e momenti diversi, a seconda di ciò che serve per restare autentica ed entrambe sono necessarie per non perdermi.
Il progetto Lucy Love nasce proprio da questa consapevolezza e necessità di espressività artistica e di accettare la complessità, rifiutare un’identità unica e semplificata. Non esiste una sola Lucy, ma una somma di percezioni, emozioni e trasformazioni che convivono senza chiedere permesso.
Come descriveresti la nascita di “Pazza +”?
“Pazza +” é il punto in cui la follia diventa sopravvivenza e l’amore accecato per l’altro, lascia spazio al rispetto di se stessi. L’ho scritta in una presa di coscienza dopo una lunghissima lenta erosione emotiva. E’ il risultato di anni e anni investiti a cercare di tenere in vita e sviluppare, una relazione che stava già morendo in partenza, fino ad arrivare allo sfinimento emotivo e al prosciugamento energetico, alla follia. Scriverla mi ha aiutata come un atto di lucidità: fermarmi, guardare dritto negli occhi la verità e la realtà smettendo di inseguire continuamente un fantasma
Il lavoro è stato valorizzato da una clip?
Ci sto lavorando 🙂
È prevista l’uscita di un disco?
Più che un disco inteso in modo tradizionale, sto costruendo un percorso. Ogni brano è un capitolo e una storia coerente di un’identità precisa. Voglio che ogni uscita abbia un senso, non che riempia uno spazio casuale
Cos’è per te l’arte, la musica?
È un atto di verità spontaneo. A parer mio non serve solo a distrarre, ma a far emergere ciò che spesso viene nascosto. La musica, per me, è trasformazione: prendi qualcosa che fa male male male e lo rendi comprensibile, forse persino utile!
Quali sono le tue influenze artistiche?
Vengo da mondi e anime diverse a volte opposte anche tra loro! dalla Tekno, Hardcore al Pop, Dance Indie e dall’elettronica, Urban, Urban rap al Rock, Metal fino alla Musica classica! Mi piace mischiare tutto come un minestrone ma avere anche una forte attenzione ai dettagli. Mi ispirano artisti che non hanno paura di essere scomodi e riconoscibili, quelli autentici più che quelli perfetti!
Quali sono le tue collaborazioni musicali?
Collaboro con persone che rispettano il progetto e la sua identità che è anche la mia! Per me la fiducia creativa è fondamentale come anche quella umana : se manca, preferisco lavorare e stare da sola! Per ora ho collaborato con tre artisti tutti e tre diversi tra loro sia come sound che come visione identitaria: Troy Amaki un cantautore e mio caro amico abruzzese pazzesco, Mary Lou una cantautrice svedese indipendente fortissima e Tradez un produttore e rapper milanese con una penna super sofisticata.
E la collaborazione nel lavoro di promozione?
La promozione è una parte delicata!! cerco professionisti che sappiano raccontare il progetto senza snaturarlo. Non mi interessa apparire ovunque, ma nel modo giusto.
Quali contenuti vuoi trasmettere attraverso la tua arte?
La mia musica parla di resilienza reale, quella che nasce quando affronti verità e situazioni scomode ma impari ad accettarti davvero. Voglio dare forza, comprensione e speranza a chi ascolta, dimostrando che si può restare sensibili e allo stesso tempo forti. Scrivo canzoni per chi soffre tanto ma non smette di credere in se stesso. Mi piace pensare che la mia musica trasformi il dolore in forza, la fragilità in sicurezza e la verità in assoluta libertà!
Le tue esperienze tra live, concerti, concorsi?
In questo periodo sono concentrata sulla costruzione di un live più consapevole e formativo insieme alla band, lavorando su riarrangiamenti pensati appositamente per il palco. Parallelamente mi esibisco in diversi locali di Milano e collaboro con realtà come Voci di Periferia e Live Movement, collettivi di nicchia che sostengono progetti artistici autentici e fuori dai canoni più mainstream.
Ogni esperienza mi ha insegnato qualcosa, soprattutto a capire cosa voglio e cosa no. Il live resta il luogo più vero: lì non puoi fingere sei completamente denudato
Cosa pensi della scena musicale italiana? Cosa cambieresti?
C’è tanto talento, ma spesso poca libertà. Cambierei l’ossessione per l’etichetta e darei più spazio all’identità, anche quando è scomoda appunto o non canonica o travisata da i numeri di follower e i numeri in generale al giorno d’oggi!
Penso che la scena italiana sia piena di talento, ma che non sempre venga ascoltato e visto nel modo giusto e tramite i mezzi giusti. Vorrei ci fosse più spazio e più fiducia negli artisti emergenti che non sono raccomandati o figli d’arte, o pieni di follower sui Social ma in chi arriva senza scorciatoie con una voce e un’anima vera, un sogno vero per cui perseverare.
Nei contesti di strada e di nicchia si incontrano cantanti, musicisti e autori incredibili: persone che con un microfono da 4 soldi senza effetti e un impianto scadente riescono a farti sognare come se fossi allo stadio con coreografia pirotecnica inclusa. Lì senti l’urgenza, il vissuto, la fame di dire qualcosa. Spesso molto più che in certi format televisivi, dove il talento viene filtrato e omologato.
Cambierei proprio questo: l’idea che l’arte debba essere “validata” prima di essere ascoltata. Vorrei una scena più coraggiosa, capace di rischiare sugli esseri umani prima che sui personaggi! Perché la musica vera, quando arriva, non ha bisogno di effetti speciali di chissà che entità ma arriva e basta.
Oltre al lavoro in promozione, quale altro brano consigli di ascoltare?
Oltre al brano in promozione, invito ad ascoltare Lucy Hate, l’altro lato del mio progetto. È un distacco solo apparente: sono due facce della stessa identità. H2ODIO è un EP nato da ferite, rabbia e ingiustizie del mondo, delle relazioni e di me stessa, ed è stato un modo per trasformare l’oscurità in qualcosa di consapevole, senza lasciarsi consumare da essa.
Quali sono i tuoi programmi futuri?
Continuare a scrivere, pubblicare musica che mi rappresenti davvero in tutte le sue forme e portarla dal vivo. Senza fretta, ma senza fermarmi!