Da “Noir” a tutta la sua vita, giù la maschera per Chinò e il mare

Da “Noir” a tutta la sua vita, giù la maschera per Chinò e il mare

Straordinaria intervista oggi alla band Chinò e il mare , formazione poliedrica che raccoglie consensi a go-go. Recentemente impegnata nella promozione del lavoro “Noir”, pubblichiamo con estremo interesse l’intervista alla band Chinò e il mare , grati e onorati per il loro tempo e la cortesia riservataci! Scopriremo interessanti retroscena musicali e di vita dei componenti, la formazione Chinò e il mare ci racconterà con quelle che sono le collaborazioni, le esperienze, e i progetti futuri. Tuffiamoci in questo mondo speciale e diamo un caloroso benvenuto alla band Chinò e il mare !

Com’è nata vostra la passione per la musica?

Ciascuno di noi tre potrebbe raccontare una storia lunga una notte su questo. Diremmo che la voglia di vivere con la musica nasce quando senti il bisogno di esprimere qualcosa oltre le parole, di sentire cosa c’è oltre.

Descrivi “Chinò e il mare ” e i suoi pregi e i suoi difetti

Chinò e il mare è la voce di racconti mai scritti, suoni, paesaggi e nostalgie che si incontrano per non andare alla deriva, per trovarsi ad ascoltare il mondo e lasciarsi naufragare. 

Ai pregi non ci abbiamo mai pensato, ci interessa piuttosto entrare in connessione con chi si sente accolto dalla nostra musica. Per noi fare musica non è esprimere giudizi, ma ascoltare.

Difetti? A volte ci dicono che usiamo tante parole nei testi. Tante per chi? Magari se pensata come canzone pop, possono sembrare tante, ma abbiamo un approccio più vicino ad un fare poetico. Sentiamo il bisogno che un viaggio non si limiti solo alle strade principali, che è bello esplorare anche gli angoli remoti di un paesaggio, che ci sono sempre altri sguardi da raccontare.

In maniera simile la ricerca di suoni diversi – acustici, elettronici e digitali nello stesso arrangiamento – racconta del nostro bisogno di non restare in superficie, di andare più a fondo.

A volte l’ispirazione ti coglie quando meno te l’aspetti. È stato così per “Noir”?

Noir è nata – nella parte strumentale – in un momento di improvvisazione libera, come se fosse stata lei a trovare noi. Come se ci fossimo sintonizzati su una frequenza comune e lei era lì. Accendiamo subito il registratore per non perderla.

Si sa che un’immagine vale più di mille parole, ma le note non sono da meno! Il lavoro è stato valorizzato da una clip?

Sì, vi invitiamo a cercare Noir su Youtube. Ci vedrete come astronauti finalmente ricongiunti alla natura che smettono di voler cercare una via di uscita da un pianeta ormai deserto e si abbandonano alle correnti del fiume, alle onde.

Alessio Gonnella di Studio Poteca (studio di produzione a Bologna) ha saputo interpretare magicamente la canzone realizzando un quadro in movimento.

Rappresenta lo scorrere delle correnti, il momento in cui ti liberi degli schemi e del peso dei giorni e ti abbandoni alle onde, al suono bianco, ai tuoi pensieri, ad ascoltare.

Il lavoro sarà contenuto in un EP/Album?

Stiamo lavorando a diversi singoli che saranno pubblicati uno dopo l’altro nei prossimi mesi. Ci sembra più adeguato per il momento dedicarci a coltivare una canzone per volta.

Un domani ci piacerebbe realizzare un’opera su supporto fisico che raccolga il nostro percorso musicale – ora distribuiamo i brani soltanto in digitale.

Ci piacerebbe concepire i brani come tappe di un viaggio unico, senza interruzioni. È con questo approccio che costruiamo i nostri live.

Cos’è per voi l’arte, la musica?

“Che cos’è l’amor?” Sono domande tanto grandi. Sono cose da vivere, difficili da definire.

La musica per noi ora è poter dire qualcosa che il periodo storico in cui siamo rende difficile da dire.

Quali sono i contenuti che volete trasmettere attraverso la vostra arte?

La nostra musica evoca il mare, gli alberi, il tempo che scorre e porta via le cose, la difficoltà delle parole a dire quello che siamo e quello che non siamo. Vogliamo raccontare la necessità di ascoltare l’essenziale.

Parliamo delle vostre pregiate esperienze di pubblicazioni, live, concerti o concorsi?

Abbiamo pubblicato un EP con le nostre prime produzioni, si chiama “In Balìa”. Siamo affezionati alle sue canzoni perché sono nate e sono state prodotte nelle nostre case, nelle nostre stanze.

In questi ultimi mesi sono usciti nuovi singoli, Miele e Noir, che inaugurano un percorso di produzioni in studio, di collaborazioni con altri artisti e tecnici che amiamo personalmente e artisticamente.

Poi condividiamo con voi la felicità di aver portato negli ultimi mesi il nostro live su due palchi importanti per la musica live non mainstream: il TPO di Bologna e il Barrio’s di Milano.

Cosa ne pensate della scena musicale italiana? E cosa cambiereste/migliorereste?

Assistiamo a live di diverso tipo: negli spazi culturali, nelle autogestioni, nei cafè e nei festival locali. E ci regaliamo ogni tanto il concertone. Crediamo ci sia una molteplicità infinita di identità musicali, ma questo nel mainstream – dove lo stile tende ad uniformarsi per raggiungere un grande pubblico – non emerge. Apprezziamo molto le artiste e gli artisti che riescono a ritagliare i bordi di una propria identità artistica e riescono a ri-produrre una visione musicale sincera.

Apprezziamo molto la capacità di dare funzione poetica al testo delle canzoni, apprezziamo meno la tendenza più diffusa a semplificarlo.

Crediamo che debba cambiare la condizione di difficoltà di dare spazio alla musica dal vivo nelle nostre città, combattiamo la perdita di spazi anche organizzando e collaborando in prima persona per eventi musicali.

Crediamo che debba cambiare il modo di fare concerti perché la distanza tra il palco e il puibblico è ancora tanta. Vorremmo che il concerto assomigliasse più ad un occasione di stare insieme in un evento più che solo un’esibizione di una certa durata. Vediamo alcuni artisti andare in questa direzione, ovvero quella di non organizzare solo un live e di proporre un’esperienza di una o più giornate con la musica al centro.

Oltre al lavoro in promozione quale altro brano ci consigliate di ascoltare?

Gianluca il chitarrista consiglia Palissandro. Gianluca il batterista direbbe Son ore.

Ludwig è innamorato di Balìa, ma preferisce ascoltare quelle che ancora non abbiamo pubblicato. In realtà siamo affezionati a tutte le nostre canzoni, perché passiamo con loro tanto tempo prima di dare loro la veste che hanno sulle piattaforme digitali. E ci affezioniamo.

Sorprese e anticipazioni. Cosa bolle in pentola e a cosa state lavorando?

Come dicevamo, nei prossimi mesi pubblicheremo una alla volta diverse canzoni in un percorso che abbiamo iniziato con la label Maionese project. Stiamo producendo ed esplorando suoni per altre canzoni che abbiamo già scritto e che presto condivideremo.

A breve annuncieremo date live a Roma, Torino e Prato dove non abbiamo ancora mai suonato in trio. Non vediamo l’ora di incontrare nuovi ascoltatori e di condividere la nostra musica con la nostra formazione e il nostro set al completo.

Nel frattempo ci auguriamo di farvi compagnia con le nostre canzoni online.