Mille, dallo Zecchino d’Oro a “La vita e le cose”, si racconta

Elisa Pucci, in arte Mille, è un’artiere a tutto tondo: impegnata musicalmente fin dalla tenera età con la sua straordinaria partecipazione allo Zecchino d’Oro, nel corso del tempo ha maturato doti trasversali nella recitazione e nella pittura. Un talento che l’ha portata ad essere la voce e manager del gruppo Moseek coi quali partecipa a X Factor 9. Mille è un’artiere sensibile e dai suoi versi traspare un interesse profondo per l’immanente e la quotidianità. Con spiccata emotività, “La vita e le cose” – in radio e digitali di ascolto dal primo luglio 2020 – è un lavoro che vuole descrivere la semplicità ma anche l’importanza di gesti ai quali forse dovremmo dare maggiore peso e che rendono pregiata la nostra vita. Nei versi del singolo, cantati su un ritmo dai suoi compatti e ben definiti, fanno da sfondo andamenti percussivi e decisi che fanno da giusto supporto alle rime baciate e al ritornello. Le frasi e le espressioni che compongono il testo del singolo, mutuate dal parlare quotidiano, vengono elevate a poesia con gusto. Un singolo che spicca per freschezza, ritmo e cantabilità.
Una ritrattista della vita con le sue note e le sue parole che ci ha onorato del tempo offerto, in un interessante momento di confronto.
 
 
Elisa, o forse dovrei dire Mille, cosa rappresenta per te questo nome?
Mille è la somma di catastrofi e riprese, di rivoluzioni ed evoluzioni, dei concerti su un’infinità di palchi in tutta Italia, tutto immortalato attraverso le canzoni che scrivo, perché quello che vivo, nel bene e nel male, è il motore che mi spinge a sedermi al pianoforte e iniziare a scrivere.
“La vita e le cose” cosa vuoi descrivere in questo nuovo singolo?
Rappresenta totalmente me, il trasferimento da Roma a Milano, le piccole cose che rendono la mia esistenza preziosa, anche quando di prezioso sembrava non esservi niente.
Quali sono i tratti distintivi delle tue opere?
Aderiscono perfettamente agli occhi e alle orecchie attraverso cui vivo la vita.
Ascoltando “La vita e le cose” notiamo tratti distintivi e significativi del tuo stile. Come hai maturato la tua personalità?
Nasco con Lucio Dalla che canta nella stanza d’ospedale vicino alla sala parto, cresco con Elton John in sordina che mi inculca il concetto di magia legata alla musica, divento adolescente amando Patty Pravo e nientepopodimeno che Raffaella Carrà.
Mille ha un profilo artistico ricco e istrionico, quali sono i tuoi compagni di viaggio e incontri significativi nelle recenti tappe del tuo percorso?
Ho la fortuna di lavorare con un produttore di rara bravura, un vero e proprio sarto che cuce addosso il giusto abito per le canzoni che scrivo, non lo fa solo con me, è il suo modo di rispettare chi ha davanti e gli consegna un pezzo della propria vita. Il suo nome è Alessandro Di Sciullo.
Si sa che la vita di un artiere è costellata di esperienze particolari, a volta singolari. Come rappresentato da “La vita e le cose”, raccontaci un aneddoto per te significativo.
Sono tornata a Roma appena hanno riaperto le frontiere, mi premeva incontrare mio nonno “acquisito”, Vincenzo di 97 anni. Sa che lavoro faccio e conosce le conseguenze imposte dall’emergenza, gli ho spiegato come ha cambiato i programmi, ma anche che sono convinta che il tempo, anche se con connotati diversi da quelli che avevo programmato, è qualcosa che ho a disposizione e non è che fugge via. Lui mi ha risposto che ogni giorno che vive è uno in più e io mi sono data la possibilità di pensare che il tempo davanti a tanta bellezza, non esiste.
I tuoi programmi per il futuro?
Essere sempre più pronta davanti agli imprevisti e ai cambi di programma. Vedi “pandemia”e/o risposta precedente.

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