I Boban tornano con “Volatile”, un disco viscerale

I Boban tornano con “Volatile”, un disco viscerale

Fuori dal 14 gennaio“Volatile”, il nuovo disco dei Boban. Sette canzoni viscerali, scure, ma dai colori caldi. La band di Milano affronta temi attuali con disillusione.

VOLATILE_BOBAN_COPERTINA

In “Volatile” ritroviamo brani molto differenti tra loro da pezzi più elettronici, psichedelici, come “Electroban”, ad altri più cantatutorali come “Il tizio con il pappagallo”. Questo è il primo disco dei BOBAN in cui compaiono synth ed elettronica, sax e flauto traverso e dove la batteria è stata sostituita da beat artigianali ottenuti manipolando vinili e vecchie drum machine. Nel suono si fondono così psichedelia, post punk d’annata e neo folk.

I testi oscillano tra le nevrosi metropolitane e la leggerezza surreale tipica del cantautorato milanese, e sono stati scritti tutti camminando per le strade della città, passeggiando tra i piccioni. Il volatile che, con il suo incedere ondeggiante, rimane forse il simbolo più autentico di questa città. Milano, come in Quater, il disco precedente, è ancora sullo sfondo della narrazione. Il punto di vista dei BOBAN è ben lontano dalla città devastata dal turismo mordi e fuggi, dai palazzi che salgono senza posa e che ne hanno devastato la struttura sociale e l’anima popolare.

Volatile è stato registrato e mixato nello studio M24 di Milano da Luca Ciffo e BOBAN tra gennaio e giugno 2025 e poi masterizzato da Catchy Grizzly.

Track by track

Sotto un cielo topazio: una camminata al tramonto, dal centro verso la periferia, mentre la città scema verso il buio della sera. Acrobati danzanti ai semafori e strade con vetrine dismesse, un tempo scintillanti. Un bimbo, solo, su un’altalena di periferia. Ma se l’immagine è quello di una città calpestata, frantumata, tra le crepe del reale possono inserirsi i colori dei sogni, pronti a dipanarsi con nuove trame in un risveglio di speranza.

Houdini: l’illusione dell’apparire si scontra con un momento di fatica esistenziale in cui l’unica risposta possibile è un atto di amore che non chieda nulla in cambio, agapé. La coda strumentale è pura psichedelia. Ipnotica.

Electroboban: l’unica grande citazione del disco. Mentre il suono è un trionfo debordante di elettronica ed oscillatori sintetici, come le sigle Anni ’70 di Luciano Berio, le parole sono prese in prestito da un cameo del film “Sbatti il mostro in prima pagina” di Marco Bellocchio. Un punto di vista sull’informazione a dir poco attuale.

Loop 45: un’invettiva nevrotica come fosse “Un giorno di ordinaria follia”, costruita su un beat ossessivo che prima si apre verso vero una dimensione smaccatamente post-punk, ma poi sfocia in una cavalcata in cui synth, sax e chitarre si intrecciano in una stratificazione sonora progressiva.

Botox: un testo leggero, un inno non violento e ambientalista. Il pezzo più morbido del disco.

Il tizio col pappagallo: Christian Boniardi ama Enzo Jannacci. Così è nato questo pezzo, leggero, divertente, surreale, autoironico, ma estremamente politico. I BOBAN sono un gruppo NO BORDERS e quindi detestano tutti i saccenti uomini col pappagallo che sanno sempre tutto in pubblico e che, nel buio delle loro stanze abitate dalle loro solitudini esistenziali, diventano haters pronti a invocare muri e ad odiare ogni forma di diversità.

Komorebi: la capacità di parlare della propria fragilità come superpotere per ricomporsi, anche quando riaffiorano i traumi del passato. Ma la vita, nonostante tutto, va avanti.

https://www.instagram.com/boban_band