Fuori dal 24 luglio “Servitù Volontaria”, il primo singolo de La Fine del Discorso. Si tratta di un brano rock che racconta le dinamiche per cui spesso ci lasciamo manipolare da chi è in una posizione dominante rispetto a noi.

“Servitù Volontaria” è un brano incalzante che attraverso metafore e ironia ci fa aprire gli occhi su situazioni scomode ma che sul momento ci sembrano ottimali.
“Brano ispirato al libello “Discours de la Servitude Volontaire, di Etienne de la Bohetie, pubblicato in Francia nel 1576. La tendenza di farsi volontariamente schiavi al cospetto di chi ne approfitta per dominare è qui riferito ad un contesto familiare degradato, e a un rapporto di coppia i cui componenti hanno smesso di condividere la gioia di un obiettivo comune”, raccontano i compositori.
La band non è presente su nessun social, si racconta solo attraverso la propria musica. Questo è il primo tassello del progetto. Un piccolo manifesto di stile e di pensiero.
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Biografia
La Fine del Discorso è una band rock indipendente nata da un’idea di Paolo Bianchi, giornalista professionista e scrittore con un’estrema passione per la musica. Influenzato prevalentemente dal rock degli anni sessanta e settanta, rivolge il proprio interesse alla scena punk e indie con particolare riferimento ai suoni ruvidi del rock alternativo delle garage band fino allo sperimentalismo noise.
La passione lo spinge ad approcciarsi allo studio della batteria ed alla creazione di brani originali. Coinvolge nel progetto Claudio Benvenuto, chitarrista con una lunga esperienza alle spalle ed attualmente impegnato in una serie di progetti e attività, affidandogli la scrittura delle parti musicali. In seconda battuta subentra anche Roberto Quassolo, artista noto per la sua carriera cantautorale e per la sua carriera in band heavy rock tra le quali Dark Horizon e Shady Lane, che qui ritroviamo anche nelle vesti di bassista.
Il progetto si caratterizza per la sua etica indipendente e per un approccio mirato alla ricerca di sperimentazione sonora, in cui chitarre ruvide fanno da sfondo a testi spesso introspettivi, posizionandosi come alternativa al pop mainstream più patinato.