Elena Bresciani è una intellettuale eclettica che ha festeggiato 25 anni di carriera artistica: cantante lirica di fama internazionale, vocal coach, direttore di coro, mentore e acquerellista, esperta di voci femminili che segue in tutta Italia, autrice di saggi e curatrice di rubriche radiofoniche e scritte sul panorama musicale.
Ha cantato come solista in Europa e Stati Uniti: dal Vaticano alla Carnegie Hall di New York; dal Principato di Monaco, Londra, Oxford, Cambridge al Teatro Filarmonico di Verona. Definita dai media e dalla stampa (La Gazzetta dello Spettacolo, New York Italian Radio, SKY, RTL102.5, Elle, TGcom24 ecc.) “uno dei migliori preparatori vocali italiani”, Elena Bresciani ha all’attivo oltre 1000 artisti preparati nella lirica, nel pop, nel jazz e nel musical. Le sue allieve hanno vinto audizioni per Conservatori, Teatri e Concorsi Lirici Internazionali e in ambito Pop ha seguito voci per Sanremo e Castrocaro.
Membro di Giuria in concorsi di Canto Internazionali sia per la lirica che per il pop e consulente per Agenzie Concertistiche, dirige il suo prestigioso studio di canto dal 1999, sede d’esami del Trinity College of Music di Londra.
Ha scritto saggi in ambito musicale per Eco Edizioni Musicali, LeggIndipendente, Informazione e Cultura, Progetto Cultura di Roma e Franco Angeli, testi usati dalle Università Italiane e dall’Accademia del Teatro alla Scala di Milano.
Plurilaureata e Ricercatrice delle connessioni fra Canto e Spiritualità, CEO del progetto di ricerca “Vibralchimie”; ha recentemente presentato al pubblico il suo nuovo libro scritto a quattro mani con il chitarrista Renato Caruso “Canto del Benessere e Vibralchimia Interiore” edito da Fingerpicking.
Elena Bresciani è l’unica docente di canto al mondo ad applicare le frequenze in hz di antiche campane tibetane alle armoniche delle voci per ampliare il timbro e l’estensione nella tecnica vocale.
Elena, oltre 25 anni di carriera artistica: qual è il segreto della tua versatilità?
Assecondo la mia natura. Ho capito che il mio potenziale stava nel mio essere eclettica. Sin da bambina sapevo che volevo cantare, ma sapevo anche che sono un vulcano di idee e non riesco ad incanalare la mia creatività in un solo ambito, in una sola arte. Queste certezze sul mio carattere sono state alla base delle mie scelte, sempre. Questo ha comportato fatiche, perché, nella lirica, che è stato il mio settore di riferimento per tanti anni, vogliono vederti in focus solo su quello, già nei primi anni duemila, dare vita a ruoli in teatro e frequentare sale da concerto per il repertorio vocale da camera suonava “strano” per una musicista italiana, poi io lavoravo anche nel backstage all’ufficio ORIA di Milano nel management musicale, questo suonava ancora più strano da noi. All’estero era già normale questa commistione. All’estero potevo raccontarmi per quella che ero e mi hanno capita prima che in Italia. In Italia sto raccogliendo i frutti di una lunghissima semina solo oggi; ma non cambierei nulla. Per ogni artista è fondamentale essere sé stesso e dar retta al proprio istinto, questo lo insegno anche alle nuove generazioni, come mentore. Questa visione ci permette di focalizzarci su potenziali e limiti, lavorando su noi stessi, in questa visione non ci sono invidie nei confronti degli altri, la sfida è “proporre sé stessi per ciò che si è, al mondo, senza paure”.
Hai cantato in luoghi prestigiosi, dal Vaticano alla Carnegie Hall. Qual è il ricordo più emozionante?
Le novità di quest’anno, che ancora non posso anticipare, saranno tutte estremamente emozionanti. La cosa più emozionante per me è quella che farò “domani”, così non mi siedo sui risultati e mi riempio di stimoli.
In Vaticano, per il Giubileo 2000, cantai Gloria di Vivaldi, il Papa era già malato e venne il Cardinal Sodano, per me, che avevo solo 23 anni, fu un paradossale sollievo, perché avevo una immensa paura prima di iniziare, ero sola a Roma per la prima volta, avevo viaggiato in pullman con coro e orchestra, i miei genitori erano stati a casa, chiamai mia madre solo dopo aver cantato e le dissi “c’era tantissima gente, ho cercato di farmi onore”. Solo dopo anni capii quale enorme valore aveva avuto quella esperienza per me. Avevo capito che potevo sopportare stress enormi restando concentrata sulla musica. Cantavo da quando avevo 13 anni e dai 15 anni avevo iniziato a fare concerti, quindi a 23 anni mi portavo una enorme gavetta sulle spalle.
Non parlo mai di New York, eppure mi cambiò la vita. Partii un mese prima, da sola, avevo 28 anni, per raggiungere la zona delle Walnut Heel in Massachusetts, dove si trovava il grande soprano Phyllis Curtin, la mia manager di NY aveva posto un veto al mio concerto alla Weill Recital Hall della Carnegie Hall, dicendo che dovevo preparare la Bachianas Brasileiras di Villa-Lobos con Phyllis Curtis perché ne era stata la prima interprete e l’aveva lavorata con il Maestro in persona. Fu molto interessante incontrare per la prima volta la tecnica di canto americana, ma in quel concerto portavo anche il nostro meraviglioso repertorio italiano che avevo preparato a Milano con il baritono Roberto Coviello; lui mi chiedeva di coprire, lei di aprire e scoprire i denti, dovevo ricavare un suono aperto-coperto che mi consentisse di affrontare dei repertori lontanissimi fra loro per epoca e stile. Piansi molto da sola negli Stati Uniti per trovare la quadra fra due tecniche così diverse. Non ho mai raccontato queste cose in intervista. Penso che sia giusto raccontare queste cose per far vedere tutti i risvolti di una professione che sembra stupenda (lo è), ma è anche molto faticosa.
Stavo per partire per NY e Phyllis Curtin mi disse: “ What did you expect after this concert at the Carnegie Hall?”; la mia risposta fu “Nothing!”…
Come vocal coach, hai formato oltre 1000 artisti. Qual è il tuo approccio al coaching vocale? Hai lavorato sia con artisti lirici sia con cantanti pop. Come cambia il tuo approccio?
Mi reinvento sempre, perché ognuno ha bisogno di cose diverse. Attingo alla tradizione, ma non disdegno le innovazioni e la ricerca. Metto a disposizione il bagaglio che ho appreso da tanti artisti e professori di canto in USA ed Europa. Come direttore di coro mi occupo di repertori che vanno dal Medioevo all’Ottocento e nel canto solistico dal Cinquecento ai giorni nostri, ogni epoca ha necessità diverse. La versatilità nell’applicare la tecnica è frutto di tanti studi e approfondimenti.
Parlaci di “Vibralchimie” e del tuo metodo basato sulle campane tibetane.
“Vibralchimie” è un progetto di ricerca sul canto come cura per l’essere umano, ma ha anche una applicazione tecnica per il cantante.
Le corde vocali sono muscoli, nella musica occidentale questi muscoli lavorano sempre con lo stesso diapason, la musica orientale obbliga a lavorare su frequenze e quindi diapason inconsueti, si compiono movimenti muscolari diversi che arricchiscono la palette timbrica e la voce diventa più elastica e fluida.
Sei autrice di saggi e recentemente hai pubblicato Canto del Benessere e Vibralchimia Interiore. Cosa possono aspettarsi i lettori da questo libro scritto a quattro mani con il chitarrista e compositore Renato Caruso con la prefazione del chitarrista e scrittore Luca Francioso?
Possono compiere un viaggio di formazione e trasformazione attraverso il suono, come in un Kavalierstour sette-ottocentesco.
So, tra l’altro, che il calendario si sta riempendo di appuntamenti e a novembre prossimo tornerete a parlare del libro all’interno del XV Convegno Internazionale La Voce Artistica Presso Il Teatro Alighieri Ravenna…
Sì, Renato Caruso ed io siamo stati selezionati per presentare il libro a Ravenna in occasione del Convegno Internazionale La Voce Artistica 2025.
L’appuntamento con noi è per il 22 novembre alle 10:20 in Sala Corelli del Teatro Alighieri. Voglio ringraziare in questa sede il Professor Franco Fussi, direttore del Convegno, luminare della voce e noto foniatra ed i responsabili artistici Albert Hera e Gegè Telesforo, per aver dato spazio al nostro libro.
In chiusura, come descriveresti la tua missione artistica in una frase e cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere una carriera come la tua?
L’ego si deve spogliare. Appartengo all’Ordine Francescano Secolare e sono consapevole che “sono nel mondo ma non del mondo”. Voglio dire l’universale attraverso l’arte, l’arte è luce di verità e aiuta le persone a vivere meglio nel presente e a seminare per l’eternità. La sua funzione è questa. Ogni volta che sostengo un’intervista, mi sforzo di lasciare dei semi di positività e amore attraverso il mio lavoro. Lo faccio quando canto, quando insegno, quando comunico, quando scrivo. Per me il Canto è una missione d’amore. Sono stata chiamata a fare questo attraverso la musica, un dono enorme che Dio mi ha fatto; la mia carriera è un atto di responsabilità, una risposta, un grazie, un sì a questo dono e mi sembra di non dare mai abbastanza.
Photo credits Collettivo Margot