Un apertitivo con Marianna Cataldi

Equilibrata, ironica e fresca, come uno spritz… Marianna Cataldi, esecutore e compositrice di Taranto, ci onora del suo tempo in questo angolo musicale. Personalità spumeggiante ma anche costruita con dedizione e talento, Marianna è un’performer appassionata e instancabile, che ha raccolto importanti traguardi e tutt’ora sforna idee e brani continuando un percorso di successi. Impossibile elencare fra collaborazioni, singoli, album e raccolta tutti i lavori svolti dalla Cataldi. Recentemente col suo nuovo singolo Summer Breeze, in radio e musica online dal 3 luglio 2020, ha donato ai suoi fans e ascoltatori un pezzo carico di ricordi, di emozioni e sensazioni uniche. L’idea di impreziosirlo con la collaborazione del DJ e produttore Nathan Jay, fanno di Summer Breeze una pop-bossa molto interessante e vincente, dai tratti attuali e orecchiabili. La voce di Marianna nel pezzo si esprime setosa e cremosa, un po’ come le bollicine nello spritz che creano una consistenza armonica e piacevole al palato. Un equilibrio tutto da ascoltare e che, di seguito, leggiamo nel percorso e della gioiosa compagnia di cui ci ha onorato la esecutore!
 
 
Dando il benvenuto a Marianna Cataldi, non posso fare a meno di notare, con grande piacere, che dietro a una donna di carattere e talento si celano la curiosità e la genuinità di una bambina, svelandoci aspetti personali molto significativi. Marianna, parlaci di te!
Mi imbarazza ogni volta descrivermi, ma inizio sempre dicendo che sono stata consegnata alla musica a 4 anni, messa sui palcoscenici di piazza per il mio incontenibile amore verso la linea melodica, a 9 anni ho iniziato a studiare il pianoforte per amore delle armonie. Sono sempre stata una bambina iperattiva che odiava annoiarsi, e nessun gioco mi dava il senso di soddisfazione e appagamento che la musica invece riusciva ad infondermi, fortunatamente ho avuto genitori capaci di capirlo e che mi hanno sempre appoggiata in questa conoscenza del mio idioma cerebrale. Mi bastavo anche sola, io, il mio piano, la mia chitarra, il mio flauto e la mia voce, ed era il gioco più entusiasmante del mondo. Ho ascoltato e sono passata per qualsiasi genere musicale: folk, pop, rock, soul, funky, gospel, jazz e musica classica, e ognuno di loro mi ha lasciato un colore, proprio perché nessuno di loro mi rappresentava completamente, ho trovato un mio mondo ibrido, sia dal punto di vista vocale che compositivo, la mia coloratissima casa dell’anima. Ho sempre rifiutato paletti, costrizioni o paranoie di purezza musicale, sono cose che rendono l’orecchio razzista, lasciandolo “miope” ed ignorante. La musica che mi piace è quella che mi emoziona, a prescindere da qualsiasi classificazione. Sono estremamente passionale, e nella musica riesco a trovare un abito per tutti miei stati d’animo, belli e brutti, leggeri o pesanti, per ogni stagione attraversi.
Nell’introduzione abbiamo parlato di “Summer Breeze”, un pezzo indubbiamente dalle connotazioni estive e melodiche, in cui hai coinvolto il produttore e DJ Natahan Jay. Ma com’è nato “Summer Breeze” e questa collaborazione?
Un arrangiatore con cui collaboro spesso, mi ha mandato questa base pop/latina durante il lockdown, e invece di metterci su una linea melodica latina l’ho sposata con le sonorità soul, e con la mente di colpo mi sono ritrovata catapultata su una spiaggia, sotto la luna con la persona amata. Lì ho capito che mancava la voce di un esecutore soul, e sapevo che Nathan Jay sarebbe stato quello giusto, con la sua voce giovane, dolce ma virtuosa, e la linea melodica romantica che avevo trovato era perfetta per un duetto, che portava a ballare abbracciati, insomma era nata una ballad estiva, il mio duetto di quest’estate 2020, quell’estate che tutti abbiamo bisogno di vivere spensieratamente, e rappresenta per me la svolta all’internazionalità del mio album in preparazione.
Dal tuo background personale e artistico emergono una grande capacità di spaziare fra i generi musicali, quindi con grande curiosità e duttilità hai saputo cogliere il bello da ognuno di essi. Ma cos’è che rende i tuoi brani unici e qual’è il valore più importante da autrice?
Credo di essere una melodista nata, ed è quindi la prima cosa che ricerco ossessivamente, è una mia necessità ineluttabile, della mia indomabile vena melodrammatica che mi chiede di esprimere e liberare i sentimenti più intensi e profondi, senza pudore, per lasciarli andare in modo terapeutico, trasformando la loro energia in suono. Per questo nel mio suono non posso mentire, si libera quello che ho dentro, ed è il motivo per il quale non riesco a cantare se il pezzo non mi prende, e se non mi lasciano assolutamente libera nell’interpretazione, condizione sine qua non per me. In caso contrario il mio strumento diventa freddo, incapace, ecco perché i dictat discografici non sono possibili con me. Riesco a volare solo se il tappeto è magico, non se mi dicono che fa fare soldi.
Dalla tua personalità e dallo stile compositivo/interpretativo emergono aspetti propri di diversi generi musicali. Da “Summer Breeze” in poi, la parola che meglio ti descrive è versatilità. Vuoi parlarci di come hai alimentato estro e  bagaglio musicale, magari con un punto di riferimento in particolare?
Non c’è stato un performer o gruppo in particolare che mi hanno dato un’impronta, perché davvero sono stati innumerevoli, sono stata contaminata da quasi tutti i miei ascolti: quelli capitati, subiti o cercati. Sono tutti fusi nella mia testa in migliaia di sinapsi ballerine che cercano nuovi approdi, anche fra loro stessi. Vivo di questo, vivo per questo. Non amo solo cantare, amo moltissimo comporre anche per pianoforte, per cui passo dall’elaborare per voce e orchestra il celeberrimo “Adagio cantabile” dalla Sonata “Al chiar di luna” del mio amato Ludwig van Beethoven, su cui ho appoggiato il mio testo per poterlo cantare, al cantare o scrivere un pezzo aggressivo soul/funky, stile Eart, wind & fire, fino ai virtuosismi alla Mariah Carey. Per me è tutto un ricco pranzo, mi piace avere sulla tavola varie pietanze, alcune tradizionali, altre nuove o rivisitate da me, amo infatti la creatività anche in cucina. Sono una buona forchetta… ahimè.
Domanda di rito, ovvia, visto il tuo percorso estremamente ricco e proficuo. Le collaborazioni. Con chi hai diviso il palco o lo studio di registrazione?
Ho collaborato con tanti artisti, musicisti, arrangiatori, direttori d’orchestra, compositori di colonne sonore, che a citarne solo qualcuno mi sembra di fare torto agli altri, ma tra questi ho nel cuore i giorni passati a lavorare con il maestro Pippo Caruso che mi omaggiava di stima e affetto, facendomi sentire speciale per lui; l’emozione di avere con me sul palco al sax Eric Marienthal (della Chick Corea Elektric Band), la felicità di ricevere i complimenti di Bruno Lauzi, che dopo un duetto live insieme, mi ha stretto le mani dicendomi di aver sentiro quanto cuore metto nel mio canto. E poi il bello di duettare con la meravigliosa voce di Mario Rosini, ascoltare un mio pezzo interpretato e inciso da Francesca Alotta, e sentire le stupende orchestrazioni che il maestro Valeriano Chiaravalle ha scritto in passato per me, e di quelli che sta scrivendo per questo nuovo album.
Sei una donna sensibile e ironica, ti saranno capitate sicuramente vicissitudini meritevoli di essere condivise. Raccontacene qualcuna.
Essendo un tipo abbastanza solare e sincero mi imbatto spesso in qualche gaffe, e ogni tanto con la mia dislessia mi è capitato di dire frasi così anagrammate da lasciare il rebus negli occhi dei miei interlocutori ammutoliti per diversi minuti, prima di riuscire a risolverli, trattenere la risata e rispondermi. Faccio parte della scuola di Luca Giurato.
Ci sono però due frasi estremamente fastidiose che sento da sempre rivolgere a noi che viviamo di musica, su cui vorrei porre l’attenzione, e a cui siamo ormai stufi di rispondere seriamente:
1- A parte la tua passione per la musica, che lavoro fai?           
2- Sei così brava, perché non vai a Sanremo?
Visto che sei una buona forchetta, siamo in buona compagnia. Non possiamo dopotutto nascondere la nostra cultura mediterranea che è l’arte della buona tavola. Ecco, già che ci siamo… facci venire l’acquolina con qualche interessante novità!
Nel mio imminente futuro c’è questo album che uscirà a dicembre, a cui stiamo già lavorando, e che avrà sonorità diverse dai brani cantati sino ad oggi. Ho trovato un mondo che mi descrive meglio in questo preciso momento della mia crescita personale e artistica. Siamo sempre tutti in divenire, e mai come oggi, mi sento convinta dei miei nuovi brani, forse perché completamente “melodizzati e parolati” da me, e quindi più fedeli al mio universo emozionale e sonoro attuale. Come anticipato prima, sarà un album dal sound molto più internazionale, con armonie che mi risuonano dentro adesso. Ci saranno soprattutto brani in inglese, anche qualcuno nella nostra lingua, e qualche collaborazione importante. Non voglio svelare altro…
Ps: e comunque il pezzo per Sanremo ce l’ho da sempre! (Quest’ultima frase è stata scritta con la linguaccia finale)

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