Michele Mud, papà e artista, si racconta

Michele Mud, papà e artista, si racconta

Michele Mud, nome d’arte di Michele Negrini, artista instancabile e dalle importantissime collaborazioni. Papà per ben due volte, calca importanti palchi nazionali e ha aperto i concerti di artisti quali Elio e le Storie Tese, Omar Pedrini, Andrea Mirò, Giulio Casale, Sonohra, Ambramarie, Alteria. Impegnato oggi nella promozione del brano “Chiedimi come sto”, dopo aver pubblicato album e brani, con premi e riconoscimenti di rilievo quali “Voci per la Libertà – Una voce per Amnesty” da Amnesty International, chiediamo direttamente al cantautore come sta oggi, quali sono i suoi progetti, e curiosiamo nel suo grande talento e background artistico, certi e grati della sua infinita pazienza di papà e di sensibile musicista.

 

 

Com’è nata la tua passione per la musica?

È nata “per gioco” e non prestissimo. Alle scuole medie ho iniziato con la chitarra per cantare quando si era in compagnia. Poi le prime cover band e il passaggio al microfono facendo i cori. Quando a fine serata mi venivano a fare i complimenti per i cori, ho capito che forse era il caso di dare un po’ più di spazio al canto!

Da lì è stato un amore sempre cresciuto, anche mentre facevo altre cose (ho fatto molti lavori ed esperienze, studi diversi…). Ma ad un certo punto della vita ho capito che era l’unica attività a cui non avrei potuto rinunciare e non avrei potuto relegare al tempo libero e ho studiato e sudato, per farlo diventare il mio lavoro. Ma per fortuna sento sempre un po’ di quel “gioco” da cui ero partito e che mi fa tenere viva questa grande passione.

 

 

Cosa significa e com’è nato il nome Michele “Mud”?

Mud, che in inglese significa fango, è nato pensando a ciò che mi sta a cuore e che avrei voluto trasmettere attraverso le mie canzoni. Vivo vicino al grande Fiume Po e penso che in molte zone d’Italia stiamo perdendo il rapporto con il territorio su cui viviamo. La Terra su cui cammino tutti i giorni, su cui è costruita la mia casa, è stata strappata al Fiume dall’uomo. E tutti i giorni dovremmo ringraziare il Fiume per non venire a riprendersela. L’acqua rappresenta per me la parte trasparente della nostra vita: i sogni, gli ideali. Mentre la Terra rappresenta la quotidianità, la necessità di sporcarsi le mani per avere un raccolto. Il fango li tiene insieme. Come dovrebbe essere nella vita di ciascuno: realizzare i nostri ideali nella fatica quotidiana. Mantenendo un rapporto con la Terra su cui viviamo.

 

 

Come è stato concepito il singolo “Chiedimi come sto”?

Chiedimi Come sto nasce dal constatare che la domanda che ci facciamo tutti i giorni e a cui rispondiamo senza nemmeno pensarci, in realtà è una delle domande più profonde che si possano fare ad un essere umano: “Come stai?”. Nasce dal sentire che la società in cui viviamo è sempre meno interessata a sapere come stanno le persone. Preferiamo vomitare addosso agli altri la nostra rabbia, criticare, giudicare, insultare che non avere rispetto, ascoltarci, essere curiosi di scoprire la diversità di ciascuno. Viviamo in un tempo fatto di molte falsità: siamo il tempo delle fake news, dei like acquistati, dei follower a pagamento, delle foto sulle Ferrari noleggiate. E io avevo bisogno di dire che ho bisogno di altro, che per respirare, per sentirmi vivo davvero, ho bisogno di poter dire le cose profonde di me alle persone che hanno voglia di condividerle.

 

 

E com’è nato “L’amore non ha ragione”?

È un album nato proprio per provare a raccontare che anche in momenti bui si può sempre cercare uno spiraglio di luce a cui aggrapparsi. È nato prima della pandemia ma già allora non stavamo vivendo tempi eccezionali. Non riuscivo a sopportare più il continuo gioco al massacro del tutti contro tutti che quotidianamente vediamo nei social, nelle televisioni. Un continuo criticare, invidiare, offendere. Anche nelle canzoni: relazioni personali senza futuro, la visione della donna vista come oggetto. Certo fanno ascolti, ma ci fa stare bene davvero? Io ho l’impressione che sia il solito rumore dell’albero che cade e che tutti si girano a guardarlo. Mentre ci sarebbe una foresta di persone che nel silenzio cresce, persone che si fanno il mazzo per portare a casa due soldi, per continuare a curare le proprie relazioni facendo il proprio meglio, per dare un futuro ai propri figli. E volevo scrivere un album rivolto a loro, per raccontarci che non siamo soli e che se cerchiamo bene possiamo trovare persone con le quali costruire qualcosa di bello. Anche oggi.

 

 

Raccontaci le tue strepitose esperienze riguardanti i premi quali Musica contro le mafie, Amnesty e gli altri

Beh… sicuramente alcuni riconoscimenti rimangono davvero nel cuore. Ricevere un premio dal Presidente di Amnesty International sezione Italiana per una mia canzone, al premio Voci per la Libertà è uno di quei momenti che ci si porta nel cuore. Così come ricevere una menzione speciale al Premio Musica Contro le Mafie direttamente da Luigi Ciotti. Ho sempre cercato di legare la mia musica a ciò che mi succede intorno. Non credo all’artista come colui che sta in una campana di vetro e si nutre della creatività. Per me, che mi ritengo più un artigiano, le canzoni sono sempre in relazione con il tempo che ci circonda. Tanta musica oggi si limita a raccontare l’esistente. La canzone come fotografia di un presente disilluso e senza speranza. A me piace poter cantare canzoni più come film, un racconto che può svilupparsi e cambiare. Anche per ricordarci di quanto ognuno di noi può fare per lasciare a chi verrà dopo un Mondo migliore.

 

 

Quali sono le tue influenze artistiche?

Sono cresciuto ascoltando rock e rock pop e sicuramente artisti come Sting, Queen, U2 ma anche Deep Purple, Led Zepelin hanno fatto parte del mi percorso. Ma poi pian piano, attraverso i Subsonica, Bluvertigo, Silvestri, Niccolò Fabi è entrata anche la musica italiana e la riscoperta del grande valore di tutta la nostra storia della canzone. Penso che Battisti sia uno dei più grandi compositori in ambito pop ma la grandezza dei Dalla, De Andrè, De Gregori e molti altri è sempre di grande stimolo e fonte di ispirazione.

Musicalmente poi quando devo scegliere le musiche per le mie canzoni, quelle che poi dovrò cantare io, mi piacciono sonorità acustiche, ritmo, solarità. Da questo punto di vista Jack Johnson, Damien Rice, Paolo Nutini sono riferimenti che tengo con me.

 

 

 

Quali sono le tue collaborazioni musicali?

La cosa bella di un progetto solista è che sei libero di invitare a casa tua chi. E a me piace lasciare che altri colorino le canzoni che ho scritto, in modo che prendano una energia nuova. Le collaborazioni non nascono per il featuring. Prima sono nate le canzoni e poi mi è sembrato che io da solo alcune non riuscissi a dare tutto quello di cui avevano bisogno. E allora ho pensato ad amici che avrebbero potuto farle crescere. In “L’amore non ha ragione” ci sono parecchie partecipazioni di amici che in questi anni ho conosciuto come Omar Pedrini, Tommaso Cerasuolo, la Banda Rulli Frulli insieme ad amici di lunga data come Enrico Zapparoli, Elia Garutti, Rossana Carraro, Jacopo Tini, Mattia La Maida… ciascuno ha portato il suo colore nei brani ed è diventato un album veramente prezioso!

 

 

 

Raccontaci le tue esperienze di centinaia di concerti, apertura di artisti nazionali e della tua instancabile e inesauribile passione musicale

Il live è una dimensione potente. Ho imparato a scoprire il bello di suonare davanti a poche persone così come davanti a migliaia. Sono emozioni diverse. L’ascolto e l’intimità di house concert è una emozione unica. Così come avere di fronte le centinaia di migliaia di persone come mi è successo con la Banda Rulli Frulli al Circo Massimo al Concerto per il Papa. Oppure aprire ad artisti come Elio e le Storie Tese e scoprire che qualcuno il giorno dopo viene a cercare la tua musica, ti scrive sui social. Quello che cerco di fare è di vivere ogni situazione come un momento prezioso di comunicazione e di emozione con chi mi sta di fronte siano tanti o pochi. La stessa passione è quella che metto nello studio, nello scoprire la musica ogni giorno, le parole, il loro suono. La musica, il canto, la canzone, sono forme che vanno a toccare la nostra intimità e che hanno una loro grammatica. Che è quella che risuona dentro di noi. E quando andiamo dentro di noi, il viaggio è sempre nuovo e affascinante.

 

 

Come stai vivendo da artista e persona questo periodo del covid-19?

La prima e la seconda fase sono molto diverse. La prima ci ha bloccati all’improvviso. È stato potente. Un impatto molto forte. Ho reagito, da un lato mettendo a disposizione delle persone ciò che sapevo fare, sia suonando, cantando e raccontando le canzoni ma anche lasciando che i pensieri delle persone che mi seguivano venissero fuori perché ce n’era bisogno. Adesso è diverso. In ogni caso, questo periodo, da un lato ha smosso molti musicisti nell’iniziare a intraprendere percorsi per dare a questo lavoro maggiori tutele e diritti ed è una cosa positiva. Dall’altro, umanamente, ha reso chiaro e lampante quanto sia debole il pensiero che ciascuno di noi può farcela da solo. Oggi non è più filosofia. Oggi, il fatto che ciascuno di noi è responsabile non solo per sé ma anche per gli altri, è un fatto scientifico. Chi ha voluto, penso che abbia potuto trarre da questo tempo riflessioni importanti sulla fragilità della condizione umana, della necessità di dedicare il tempo alle cose profonde e importanti. Che oggi ci sono ma che domani potrebbero non essere le stesse.

 

 

Quali sono i tuoi programmi futuri?

Sicuramente per un po’ di mesi darò spazio e tempo alle canzoni di questo album. Essendo uscito in un tempo così strano, avrà anche una vita strana. Ogni canzone avrà il suo tempo, il suo spazio. Ogni canzone ha un suo colore e le farò uscire man mano nei diversi periodi. Sto utilizzando i miei canali social per tenere i legami con chi mi segue anche a distanza. Poi appena si tornerà a suonare dal vivo regolarmente, riprenderemo a portarlo in giro.

Nel frattempo sto già cercando di trovare una “casa” in cui iniziare a lavorare su nuove canzoni. Per avere tempo di curarle e di dare loro lo spazio giusto per crescere.

Ciascuno di noi nasce con un ritmo, con un battito. E io, finchè ci sarà battito, cercherò di seguirlo continuando a ballare.

  

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