Marco Sanchioni e il suo Pianeta Meraviglioso

Marco Sanchioni e il suo Pianeta Meraviglioso

L’incertezza, l’inquetudine e l’innoncenza che si contrappone e si dissolve nel tempo, per lasciar spazio alla cruda consapevolezza della vita.

Marco Sanchioni ci racconta, a valle della sua prolifica navigazione musicale, di un nuovo viaggio musicale: con Pianeta Meraviglioso, in promozione radiofonica e digitali di ascolto in queste settimane, ci racconta di un mondo fantastico e un pianeta ricco di sorprese. Fra le amare sorprese di questi mesi, Marco Sanchioni vuole darci la speranza e grazie alla sua musica riesce a colpire nel cuore. Artista di carisma ed esperienza, leggiamo nelle risposte una grande consapevolezza e senso della misura, finezze che ritroviamo nelle sue parole oltre che nella musica. Un grande ringraziamento all’talento artistico, che ci ha raccontato la sua vita!

Com’è nata la passione per la musica?

Canto fin da bambino, il mio giocattolo preferito era il mangiadischi, dove ascoltavo di tutto. Avendo una nonna che abitava in Francia ebbi modo di conoscere l’idolo d’oltralpe Claude Francois che probabilmente fu determinante per accendere la mia passione.

Come è stato concepito il singolo “Pianeta meraviglioso”?

Ho scritto questo elaborato musicale circa quattro anni fa. È una delle tante riflessioni che faccio tramite mio modo di percepire gli altri ed il mondo e che amo riportare nelle canzoni che scrivo. In questo caso andava di porre attenzione a quanto, lungo il cammino della vita, ci accorgiamo del senso di compromesso a cui spesso dobbiamo sottostare, ma senza mai abbandonare la speranza che la connessione con la vita, quella vera, sia sempre possibile.

E com’è nato il suo corto?

Non avevo le idee molto chiare inizialmente su come sviluppare l’idea. Poi ho pensato che una diatriba sul mondo tra una bimba ed un adulto fosse una buona metafora da trasporre al elaborato musicale.

E l’album da cui è estratto? Oppure è in cantiere un album che lo conterrà?

L’album che contiene il singolo è uscito circa un anno fa e s’intitola “La pace elettrica”. E comunque c’è pure un nuovo album in cantiere.

Com’è stato il percorso dall’esordio ad oggi?

Ho militato in varie realtà, inizialmente con gli “A number Two” di cui sono stato il fondatore, poi successivamente con “Gli Ossi” di Urbino, band di folk irlandese.

Per il resto il mio percorso solista non è stato così facile. Pur non avendo mai trovato i favori contrattuali di qualche etichetta, ho sempre continuato a scrivere canzoni pur non essendo mai sicuro di poterle pubblicare. Sono da sempre un talento artistico autoprodotto, posizione che a volte non rende così agevole mettere in atto una pubblicazione adeguata, con media, promozione e supporto stampato, anche se per certi versi oggi mi ritengo fortunato nell’aver fatto un mio percorso ed aver coltivato un’indipendenza creativa e di pensiero.

Quali sono le influenze artistiche?

Di musica ne ho ascoltata abbastanza, ma creativamente direi che un certo post punk americano anni ’80 ed il brit pop dei sixties la fanno da padrone assieme al cantautorato nostrano.  

Quali sono le collaborazioni musicali?

Beh, posso citarti i membri della mia band con cui collaboro da anni: Diego Romagnoli (batteria) Simone Cardinetti (chitarra) Alessio “Vinz” Vincenzetti (basso)

Quali sono i contenuti che vuoi trasmettere attraverso la musica?

Di vario genere, ma che tocchi soprattutto l’aspetto umano di chi ascolta. L’obiettivo, decisamente arduo, è arrivare al cuore più che alle orecchie.

“La pace elettrica” non è che il più recente di una serie di lavori discografici di successo, vuoi raccontarceli?

EsorCDcon “Mite” nel 2002. Poi per dieci anni ho scritto tanto ma non ho pubblicato, fino al 2012 con un album, appunto, intitolato “10 anni dopo”. A seguire un paio di anni più tardi è stata la volta di “Dolcemente gridando sul mondo” e nel 2019 il quarto lavoro “La pace elettrica”.

Parliamo delle pregiate esperienze di live, concerti, concorsi

Per me non è mai stato facile suonare dal vivo, e credo sia un problema comune a tante band. Ho fatto soprattutto concerti chitarra e voce e pochi con il gruppo.

Cosa ne pensi della scena musicale italiana? E cosa cambieresti/miglioreresti?

Francamente non conosco le nuove realtà musicali della scena nostrane. La rete ha aperto una vastità di scelta enorme e chiunque vuole può mettersi in gioco, cosa che ritengo giusta e dunque non credo che cambierei granché. Il calderone di scelta è enorme e sta alla sensibilità dell’ascoltatore cogliere ciò che più gli si aggrada.

Oltre al lavoro in promozione quale altro elaborato musicale ci consigli di ascoltare?

Avete a disposizione ben quattro album da cliccare ed ascoltare. Sbizzarritevi!

Come stai vivendo da talento artistico e persona questo periodo del covid-19?

Con serenità, senza farmi prendere dal panico

Quali sono i programmi futuri?

Un album in cantiere, vivendo giorno dopo giorno

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