Accogliamo calorosamente e spalanchiamo le nostre curiose orecchie a Anastasia AnnieMore24, artista poliedrica che sta spopolando nelle piattaforme musicali. Recentemente impegnata nella promozione del lavoro “Tu provieni da Marte”, condividiamo con felicità l’intervista a Anastasia AnnieMore24, grati e onorati per il suo tempo e la cortesia riservataci! Apprenderemo curiosità, vizi e virtù della musica e della vita, Anastasia AnnieMore24 ci racconterà con quelle che sono le collaborazioni, le esperienze, e i progetti futuri. Ma largo ai convenevoli, diamo un caloroso benvenuto a Anastasia AnnieMore24!
Com’è nata la tua passione per la musica?
La mia passione per la musica è nata dal bisogno di esprimere ciò che le parole da sole non riescono a dire. Non sono una cantante, ma sono un’autrice di brani e produttrice: la musica per me è sempre stata uno strumento per dare voce a emozioni profonde, a concetti universali, a quella parte dell’animo umano che cerca armonia e senso. Vengo da un background italo-bielorusso, e forse proprio questa doppia radice culturale mi ha insegnato che la musica è un linguaggio universale, capace di unire persone anche molto diverse tra loro. La poesia, la letteratura, l’arte e la filosofia hanno sempre fatto parte della mia vita, e la musica è diventata il modo più naturale per far incontrare tutto questo.
Usa tre aggettivi (e perché) per descrivere “Anastasia AnnieMore24” e il suo personaggio
Visionaria e sognatrice – mi piace pensare i progetti che sembrano impossibili da realizzare, come l’esempio – il mio progetto di 30 brani per 30 voci diverse, un format innovativo per dare spazio agli artisti emergenti italiani in un modo corale e collettivo, non individualista.
Incosciente – nel senso più positivo del termine. Quando Fabio Vaccaro, il musicista che ha arrangiato metà dei brani, ha sentito della mia idea di produrre 30 canzoni, ha sorriso e mi ha detto “Auguri!” Lui sapeva quanto fosse difficile, io forse no. Ma proprio quella incoscienza mi ha permesso di credere fortemente e di realizzarlo. Quando Giovanni Ferranti , il compositore e l’arrangiatore che ha creato il sound per i miei brani più elettronici ed innovativi ha ricevuto la mia richiesta di collaborazione, mi ha detto di si subito, perché non ha mai pensato che si possa incontrare un’altra persona cosi “pazza” per voler realizzare un progetto cosi ambizioso. Giovanni conosceva invece benissimo tutte le problematiche del settore ed era curioso di sapere come mela cavo. Devo dire che ci sono riuscita grazie al suo sostegno enorme.
Universale – perché nei miei brani cerco di parlare a tutti, senza barriere. Voglio che chiunque possa indossare le mie canzoni e farle proprie, che siano persone in conflitto tra loro o che vivano in paesi lontani. I temi che tratto – il tempo, l’amore, la ricerca di senso – sono patrimonio di tutti gli esseri umani.
A volte l’ispirazione ti coglie quando meno te l’aspetti. È stato così per “Tu provieni da Marte”?
“Tu provieni da Marte” nasce da una riflessione sul tema del femminile e dell’alterità. L’ispirazione è arrivata pensando a quanto spesso ci sentiamo “alieni” rispetto agli altri, a quanto sia difficile essere compresi nella nostra unicità. La metafora di Marte rappresenta proprio questa distanza, ma anche la bellezza di ciò che è diverso, misterioso, prezioso. Sakuna, l’artista che interpreta il brano, ha dato una voce perfetta a questo concetto: minimale, delicata, misteriosa e un po’ anche una voce “aliena” allo stesso tempo. Non è stata un’ispirazione improvvisa, ma piuttosto il frutto di una riflessione profonda su come viviamo le relazioni e le differenze oggi, su cambiamenti tecnologici, il cambio delle norme comportamentali.
Il lavoro è accompagnato da un video?
Sì! Il progetto prevede 30 videoclip, uno per ogni brano. Uso strumenti come Shortcut per il montaggio e per alcune soluzioni creative. I video non sono semplici accompagnamenti visivi, ma fanno parte integrante del racconto artistico. Ogni video cerca di tradurre visivamente i temi e le atmosfere del brano, creando un mondo visivo coerente con la “psicologia musicale” che voglio trasmettere. Per me è fondamentale che la musica si esprima anche attraverso le immagini, soprattutto sui social come Instagram, YouTube e TikTok, dove condivido anche il dietro le quinte della produzione. Io mi pongo come l’autrice del video racconto, i cantanti che appaiono nei video sono le voci d’autore e i personaggi che appaiono nei video sono gli attori che aiutano a trasmetter i concetti e gli emozioni allo spettatore, I miei video sono i mini film.
Il lavoro fa parte di una serie di uscite che culminerà in un disco?
Esattamente. “Un bacio di fortuna (Vol. 1)” è il primo di sei EP che usciranno a distanza di due mesi l’uno dall’altro. Ogni EP contiene 5 brani e 5 voci diverse. Insieme, formeranno il progetto completo “30 brani per 30 voci”. L’idea è che ogni volume sia un capitolo autonomo ma parte di un disegno più grande. Alla fine, il mio sogno è anche quello di riunire tutti e 30 gli artisti in un brano corale finale, una sorta di “We Are the World” in italiano – un inno alla collaborazione e alla forza del lavoro di squadra. Parallelamente, uscirà anche il libro “Un bacio di fortuna”, che raccoglie tutti i 30 testi con i dati e i contatti degli artisti coinvolti.
Studi, gavetta, sudore e soddisfazioni… vogliamo conoscere la tua storia, tutto il suo percorso!
Il mio percorso è particolare perché non vengo dalla scena musicale italiana e non ho seguito un percorso tradizionale. Sono autodidatta: ho imparato la produzione musicale studiando da sola, sperimentando con strumenti digitali, collaborando con studi di registrazione in Italia. Non canto, quindi il mio ruolo è sempre stato quello di autrice e produttrice.
La gavetta più dura è stata trovare gli artisti per il progetto. Ero straniera, non conoscevo nessuno nel settore, non avevo un portfolio, e l’italiano non è la mia lingua madre. Ho iniziato a cercare sui social, ascoltando centinaia di artisti emergenti, scrivendo messaggi in direct, mandando email. Molti mi hanno snobbata, altri avevano paura di firmare contratti, altri ancora cercavano solo un pagamento orario. È stato frustrante, ma anche formativo: ho capito quanto il settore sia diffidente, quanto manchino fiducia e collaborazione.
La soddisfazione più grande? Quando gli artisti hanno iniziato a credere nel progetto. Quando Laura Festugato mi ha contattata per prima e abbiamo creato “Tulipani”. Quando Stefania Avolio, Blue Klein e Sandrine Vaud – che cantavano solo in inglese – hanno accettato di sperimentare generi come folk ethereal, ambient pop e industrial pop in italiano, dimostrando che si può e si deve innovare anche nella lingua italiana.
Quali sono i contenuti che vuoi trasmettere attraverso la tua arte?
Voglio trasmettere temi universali che parlino all’animo umano nella sua complessità: il tempo, l’amore, la ricerca di senso, il vuoto esistenziale contemporaneo. Viviamo in un mondo che ha perso l’orientamento morale – Nietzsche ha dichiarato la “morte di Dio” e da allora siamo in conflitto tra le nostre aspettative e la nostra temporaneità. Come dice Dostoevskij ne “I fratelli Karamazov”: siamo esseri miserabili come insetti, oppure abbiamo dei diritti? La risposta è sempre l’amore, in esso si trova il senso delle cose.
I miei brani – come “Frammenti”, “Il tempo”, “Sognare la luce”, “TikTak”, “Samarra”, “Lontano”, “Postino”, “Tango”, “Sirena” e gli altri – vogliono essere una “psicologia musicale”: strumenti che ognuno può indossare per esprimere ciò che non riesce a dire con le parole. Voglio puntare sull’elemento apollineo dell’animo umano – chiarezza, armonia, proporzione – per contrastare il caos dionisiaco in cui stiamo scivolando.
Parliamo delle tue pregiate esperienze di pubblicazioni, live, concerti o concorsi?
Il mio progetto è ancora giovane, e la mia esperienza si concentra principalmente sulla produzione e sulla creazione piuttosto che sui live. Ho lavorato intensamente con studi di registrazione professionali in Italia, collaborando con musicisti come Fabio Vaccaro che ha arrangiato metà dei brani in genere pop , Giovanni Ferranti e Claudio Mastroddi che hanno prodotto i brani pi+ elettronici e sperimentali e Michele Coratella che ha arrangiato i brani più pop rock per le voci maschili.
La pubblicazione avviene attraverso piattaforme digitali come Spotify, SoundCloud, Apple Music, Tidal, Deezer, Amazon music, YouTube – con il supporto di Red&Blue e con la distribuzione Ada Warner music. La mia “esibizione” principale è sui social media, dove condivido non solo i brani ma anche il processo creativo, i video, le storie degli artisti coinvolti e costruisco la storia del mio percorso verso la meta di poter scrivere i brani per le migliori voci italiane e non solo per il mercato locale ma anche internazionale. Vivere senza i sogni è triste. A me piace di sognare in grande.
Non sono una performer dal vivo, perché non canto. Ma il mio obiettivo è che i 30 artisti emergenti coinvolti possano portare questi brani sui palchi, nei loro live, nei loro percorsi artistici. Il progetto corale che ho ideato è pensato proprio per dare i brani inediti agli artisti italiani che meritano di essere scoperti dal pubblico italiano e globale.
Cosa ne pensi della scena musicale italiana? E cosa cambieresti/miglioreresti?
La scena musicale italiana ha grandi problemi. Da una parte ci sono pochi cantanti dominanti sostenuti dalle major con budget enormi; dall’altra, una vastissima galassia di artisti emergenti – alcuni preparati, altri amatoriali – che sognano tutti legittimamente, ma restano invisibili.
Ho notato che molti artisti non hanno brani inediti: fanno cover, spesso in inglese, investendo risorse per essere notati ma muovendosi da soli. E da soli è difficilissimo emergere: c’è troppa concorrenza, troppo controllo del mercato da parte dei big.
Inoltre, c’è un problema di fiducia: esistono etichette false che propongono contratti truffaldini, per cui gli artisti hanno paura di firmare anche accordi trasparenti. Manca collaborazione, prevale l’individualismo.
Cosa cambierei? Vorrei più lavoro corale, più format che puntino sulla collaborazione invece che sulla competizione. Vorrei che si investisse di più su brani inediti in italiano, anche in generi innovativi come folk ethereal, ambient pop, industrial pop – molto richiesti all’estero ma poco sperimentati in italiano. Vorrei portare i nuovi standard più innovativi alla produzione stessa dei brani, darli il sound pi+ sperimentale. E vorrei che la lingua italiana non fosse vista come un limite, ma come una forza anche per il pubblico internazionale.
Il mio progetto “30 brani per 30 voci” è proprio un tentativo concreto di proporre un modello diverso: un moltiplicatore di visibilità, dove ognuno sostiene l’altro e tutti crescono insieme.
Oltre al lavoro in promozione quale altro brano ci consigli di ascoltare?
Vi consiglio di ascoltare “Tulipani”, che uscirà nei prossimi EP. È nato dalla collaborazione con Laura Festugato, l’unica artista che mi ha contattata per prima invece di aspettare che fossi io a cercarla. È un brano bellissimo, molto emotivo, e rappresenta perfettamente quello che intendo per collaborazione sincera e appassionata.
Vi consiglio assolutamente di ascoltare Sognare la luce , per me il brano forse il più iconico. Ho dovuto cambiare più voci e più studi per ottenere quella variante che potete oggi ascoltare nel Primo volume del progetto Un bacio di fortuna. Li siamo riusciti ad unire la tradizione classica del brano italiano con l’inserimenti sonori elettronici ed innovativi per la canzone pop italiana. Anche la struttura di questo brano è particolare – è un testo senza un ritornello, è una poesia cantata.
Poi consiglio anche “Samarra”, che è una rilettura di una parabola orientale sul destino e sulla fuga impossibile dal tempo. E “Viaggio”, che è una metafora del percorso interiore che ognuno di noi compie cercando il proprio senso. Invece Strega è un brano di immediata lettura in stile perfetto del pop italiano che può piacere proprio per questo ma anche per il hook che si ripete e magnetizza “Strega! E questo tutto spiega! Strega!”
Ogni brano ha una voce diversa, un mood diverso, un’atmosfera unica. L’idea è proprio questa: offrire 30 mondi musicali in cui ognuno può trovare quello che risuona di più con la propria anima.
Quali sono i tuoi programmi futuri?
I miei programmi sono ambiziosi ma chiari:
- Pubblicare tutti e sei gli EP nei prossimi mesi, a distanza di due mesi l’uno dall’altro, completando il progetto “30 brani per 30 voci”
- Pubblicare il libro “Un bacio di fortuna”, che contiene tutti i 30 testi con i contatti degli artisti coinvolti. Il libro uscirà a giugno.
- Pubblicare 30 videoclip che ho già realizzato, uno per ogni brano, e condividerli su YouTube, Instagram e TikTok insieme al dietro le quinte della produzione
- Creare un brano corale finale con tutti e 30 gli artisti insieme – il mio sogno di un “We Are the World” italiano
- Continuare a scrivere per artisti che cercano inediti innovativi in lingua italiana, esplorando generi nuovi e contribuendo all’evoluzione della musica italiana
- Costruire un modello di collaborazione che possa ispirare altri artisti a lavorare insieme invece che in competizione
Il mio sogno più grande? Che la musica italiana diventi interessante anche per il pubblico internazionale. Che la lingua non sia un limite, ma una ricchezza. E che questo progetto dimostri che insieme si può davvero vincere.