Bi-fferent  senza segreti, da “Nel mio prime” ai più interessanti retroscena!

Bi-fferent senza segreti, da “Nel mio prime” ai più interessanti retroscena!

Diamo oggi il benvenuto a Bi-fferent , artista poliedrico che sta raccogliendo consensi crescenti nel pubblico italiano. Recentemente impegnato nella promozione del lavoro “Nel mio prime”, approfondiamo con riconoscenza l’intervista a Bi-fferent , grati e onorati per il suo tempo e la cortesia riservataci! Leggeremo di più sulla vita musicale e artistica, Bi-fferent ci racconterà con quelle che sono le collaborazioni, le esperienze, e i progetti futuri. Entriamo nel vivo dell’intervista e diamo un caloroso benvenuto a Bi-fferent !

Ci racconti com’è nato il tuo amore per la musica… considerando che scrivi da quando hai 14 anni. Come sono convissute in te le prime influenze del freestyle e dell’hip-hop americano di Eminem con la scena italiana di Mondo Marcio e Marracash?
Per un ragazzo di poche parole, è stato quasi naturale lasciarsi folgorare dalla musica: a 14 anni cerchi di dare un nome alle emozioni e il rap è stato la mia bussola. Mi sentivo diviso a metà: da una parte ero affascinato dall’immaginario dell’hip-hop americano, dall’altra mi chiedevo come quella necessità di comunicare potesse tradursi nella mia lingua. Scoprire artisti come Mondo Marcio e Marracash mi ha fatto capire che non importa il paese o la lingua: l’arte richiama arte e risuona ovunque ci sia verità

Qual è stato il momento più importante o gratificante della tua carriera musicale finora? Forse il passaggio dal rap puro a sonorità più vicine al funk, al pop e recentemente all’indie e al rock alternativo?
I passaggi tra i vari generi che ho sperimentato, e che sperimento tuttora, sono stati momenti di grande gratificazione e, soprattutto, di profonda risonanza interiore. Se dovessi isolare un momento preciso, direi la creazione di due brani che hanno segnato la mia svolta: ‘Non Sai Che Mi Fai’ e ‘Non ho più paura’. Oltre all’evoluzione stilistica, la soddisfazione più grande è stata il riscontro emotivo delle persone a me più care; vedere come quelle canzoni le abbiano colpite nel profondo è stato il traguardo più importante

Vuoi raccontarci di cosa parla il tuo nuovo singolo? Lo definisci un “manifesto contro i falsi amici”. Come è nata l’idea di usare il concetto di essere nel proprio “prime” come risposta a chi cerca di colpirti alle spalle?
È nato da un’esigenza quasi inconscia: avevo bisogno di ricordare a me stesso che valgo molto di più di chi si è finto amico per poi colpirmi alle spalle. Ho sentito la necessità di dirlo apertamente per distaccarmi definitivamente da certi ambienti. Essere nel proprio ‘prime’ significa aver raggiunto una consapevolezza tale per cui la cattiveria altrui non può più toccarci, né ferirci in alcun modo

A livello tecnico e vocale, “Nel mio prime” è stato descritto come una prova importante per te . Qual è stata la sfida più grande in fase di scrittura e registrazione per gestire la tua estensione vocale su questo pezzo?
Quando scrivo ho bisogno di isolarmi completamente: è un momento di ritiro necessario per attingere a ciò che ho dentro. La sfida principale, in questo brano come negli altri, è riuscire a esprimere ogni millimetro e ogni sfumatura di ciò che voglio comunicare. A livello vocale, ‘Nel mio prime’ è stata una prova importante perché esplora tonalità più basse rispetto a quelle in cui sono abituato a muovermi. La vera sfida in registrazione non è stata solo tecnica, ma emotiva: mantenere un’energia costante e trasmetterla con decisione, specialmente nel ritornello, che è il cuore pulsante del pezzo e deve arrivare dritto a chi ascolta

Vuoi spiegare ai nostri lettori com’è nata l’idea della cover?
Con la cover ho voluto creare un paradosso. Ho usato elementi come il lusso e l’estetica da rapper per attirare l’attenzione su uno standard, ma è un’immagine che vive solo in superficie. La vera botta arriva ascoltando il pezzo: non c’è vanto, c’è denuncia. È un modo per dire a chi mi ha voltato le spalle che, mentre loro inseguono quello status da copertina, io sono su un altro livello di consapevolezza. È un manifesto contro chi preferisce apparire piuttosto che essere.

Quanto è importante per te trasmettere emozioni al pubblico? Sostieni che la musica non abbia un target specifico e debba superare ogni barriera. C’è un’emozione particolare che speri il pubblico colga in “Nel mio prime”?
Per me l’emozione è tutto, è il motivo principale per cui faccio musica. Credo fermamente che sia un linguaggio universale: le parole possono avere barriere, ma le emozioni arrivano al cuore di chiunque sia pronto ad ascoltare. Con ‘Nel mio prime’ voglio trasmettere una consapevolezza precisa: ci sarà sempre qualcuno che proverà a sentirsi superiore, a schiacciarti o a sminuire il tuo percorso. Ma quando trovi l’energia per elevarti e capire che sei nel tuo momento migliore, quelle persone smettono di avere potere. Vorrei che chi mi ascolta trovasse in questo brano la stessa spinta che ho trovato io per dire a voce alta: io sono nel mio ‘prime’ e non mi potete toccare

Hai già in programma altri brani o hai pensato ad un album? Sappiamo che “Nel mio prime” è il terzo estratto del tuo prossimo album. Puoi anticiparci qualcosa sulle atmosfere del resto del disco?
Sinceramente sto concentrando tutte le mie energie sull’album, anche se non escludo l’uscita di un altro singolo nei prossimi mesi. Per quanto riguarda le atmosfere del disco, ho moltissime idee in cantiere. Il progetto è partito con un certo mood, ma ultimamente sta prendendo una direzione quasi opposta. Questo dualismo fa parte della mia natura e del mio modo di essere: con molta probabilità, questi due lati di me finiranno per incontrarsi ed esprimersi insieme nel mio prossimo viaggio

Dici che la tua unica ambizione è esprimere emozioni senza limiti di età o pretese immediate. In un’industria che corre veloce, come riesci a mantenere questo focus sulla crescita personale e artistica passo dopo passo?
Riuscire a mantenere il focus è una conseguenza del mio bisogno di scoprirmi: per conoscerti davvero devi scavare a fondo, ed è quello che faccio con la musica. Non sono un tipo che ama le regole o le imposizioni; preferisco mettermi alla prova con sfide nuove, conquistarle e trasformarle in canzoni che possano lasciare un segno. Seguendo questo istinto, non sento il bisogno di guardare ciò che accade fuori o di correre come gli altri. Il mio sguardo è rivolto altrove, a ciò che di vero posso lasciare a chi mi ascolta