Con grande gioia diamo il benvenuto a Sebastian Marino, formazione che Jacopo Ferrazza ci deliziano con un nuovo album pieno di prodigi artistici. Recentemente impegnati nella promozione del lavoro APEIRON, leggiamo con curiosità l’intervista, grati e onorati per il loro tempo e la cortesia riservataci! In punta di piedi ma con la curiosità di un bambino entriamo nella musica e nella vita dei componenti, la formazione del duo Jacopo Ferrazza / Sebastian Marino. Andiamo a capofitto a fondo e diamo un caloroso benvenuto a Sebastian Marino!
Com’è nata vostra la passione per la musica?
La nostra passione nasce da molto lontano, probabilmente ha sempre fatto parte di noi, in maniera ancestrale. In uno dei miei primissimi ricordi d’infanzia, che conservo con amore, sono in macchina con mio padre, avrò avuto quattro o cinque anni, ed ascoltavamo “Made in Japan” dei Led Zeppelin. Dai racconti di mia madre, quando ancora non avevo imparato a camminare, il mio gioco preferito era quello di “suonare” le sue pentole e padelle. Credo che la musica fosse parte del mio patrimonio genetico.
Com’è nato il duo Jacopo Ferrazza / Sebastian Marino e il suo sound?
Alla base della nostra collaborazione artistica c’è una profonda e pluridecennale amicizia che ci lega e permea il nostro rapporto. I nostri percorsi formativi hanno molti punti di contatto: la formazione classica, la pratica jazzistica, l’amore eterogeneo verso la Musica (a prescindere dai generi), ci hanno resi molto compatibili e complementari, favorendo da sempre una grande intesa musicale e la creazione di un suono specifico ed identificativo.
Come è stato concepito il lavoro APEIRON?
“Apeiron” nasce quasi per caso, da una chiacchierata accompagnata da un buon bicchiere di rosso, in cui si discorreva di improvvisazione estemporanea e di Wayne Shorter, chiacchierata che è sfociata in una sessione spontanea, una suonata tra vecchi amici. Nei mesi successivi ci siamo visti, abbiamo suonato, abbiamo ricercato, abbiamo esplorato questo territorio sconosciuto, abbiamo navigato a vista, talvolta nell’oscurità più totale, altre volte guidati da una luce fioca, sempre con molta curiosità e voglia di rischiare. Il linguaggio ha avuto modo di svilupparsi e articolarsi sempre di più, diventando sempre più inclusivo e universale: la parola d’ordine è pluralità, seguita da sincerità. Fin da subito abbiamo sentito la necessità di accompagnare le nostre “voci” acustiche a strumenti elettronici, percependoli come possibilità e non come limite o artefatto. Abbiamo scoperto molto su noi stessi, è un viaggio appena iniziato ma che ci ha già permesso di crescere tantissimo.
Non avrei mai potuto immaginare un compagno di viaggio diverso da Jacopo: ha un’anima sensibile e profondamente nobile, un incredibile talento musicale e, soprattutto, è un Amico prezioso.
Studi, gavetta, sudore e soddisfazioni… vogliamo conoscere la vostra storia!
Personalmente ho avuto un percorso di formazione poco ortodosso e ordinato, una sorta di reverse delle tradizionali abitudini formative. Ho iniziato a studiare musica all’età di nove anni, suonando una tastiera, il pianoforte è arrivato molti anni dopo. Con il mio primo insegnante ho studiato molta musica moderna ed ho affrontato sporadicamente alcuni rudimenti classici, mi ha trasmesso una grande passione e mi ha aiutato a coltivare il mio amore per la musica. Ho avuto le prime esperienze professionali molto prima della maggiore età, suonando con musicisti più grandi di me (anche anagraficamente parlando): questo mi ha insegnato moltissimo, sarò sempre grato alla Vita per le possibilità che ho avuto. Contestualmente, scoprivo la musica jazz e ne restavo totalmente rapito.
Poco dopo i vent’anni sono arrivate le prime tournée italiane con artisti televisivi e della scena pop, nello stesso periodo il mio primo disco da solista ed un periodo di vita all’estero. Dopo qualche anno il buio e la necessità di scoprire qualcosa in più, la risposta è stata l’incontro con la musica classica: un amore a prima vista che dura dal 2016 e che mi ha permesso di chiudere il cerchio.
Quali sono le vostre influenze artistiche?
Difficile per me escludere qualcosa o qualcuno: tutto quello che ho ascoltato, da quando sono nato, ha in qualche modo lavorato dentro, contribuendo alla formazione musicale ed alla definizione dell’estetica artistica.
Per quanto concerne “Apeiron”, sicuramente le influenze più evidenti sono quelle classiche (Bach, Beethoven, Stravinskij, Ravel) e quelle jazzistiche (Miles Davis, Wayne Shorter, John Coltrane, Keith Jarrett), non da meno tutto il movimento progressive anni ’70 italiano ed inglese ed il rock in generale, oltre alla musica elettronica. Però la verità è che quando inizia il nostro viaggio, chiudiamo semplicemente gli occhi e partiamo, senza pensare a niente.
E la collaborazione con Teal Dreamers Factory nel lavoro in promozione?
Quando si lavora ad un progetto alternativo o, quantomeno, poco convenzionale, è fondamentale essere supportati da un’etichetta pronta a rischiare e a guardare oltre: Teal Dreamers Factory ha raccolto in pieno la sfida e sta facendo un lavoro straordinario nell’amplificare la nostra voce, dando la possibilità ad “Apeiron” di raggiungere quante più persone possibili.
Oltre al lavoro in promozione cos’altro (di vostro) ci consigliate di ascoltare?
Consiglierei di ascoltare gli ultimi dischi pubblicati da Jacopo col suo quintetto, “Prometheus” e “Fantàsia”, oltre al suo splendido lavoro in contrabbasso solo “Wood Tales”. Potreste inoltre ascoltare il disco degli ABC “Begin Again”, pubblicato nel 2018 in trio con Luca Fareri alla batteria, Jacopo al basso elettrico ed il sottoscritto alle tastiere. Infine vi consiglio anche il mio album d’esordio “Incipit”, pubblicato nel 2013, con una versione più giovane ed immatura di me, a cui resto comunque profondamente legato.
Sorprese e anticipazioni. Cosa bolle in pentola e a cosa state lavorando?
Come duo attualmente siamo totalmente immersi nel mondo “Apeiron”, il disco uscirà a brevissimo e lo presenteremo tra qualche settimana dal vivo a Roma, dopodiché ci auguriamo di portarlo in giro il più possibile: ogni volta per noi è un’esperienza unica ed un grande regalo che ci facciamo.
Personalmente sto lavorando ad un nuovo disco in piano solo, vorrei registrarlo in estate e pubblicarlo in autunno, ma per il momento non posso dirvi altro.