LostInWhite, lost into the groooooove!

 Perdiamoci nella strabiliante musica dei “persi nel bianco”… o meglio, LOSTINWHITE!

Una passione musicale fin dalla giovane età: galeotto fu il pianoforte della notta e grazie all’ascolto della black music, tutto ciò oggi si concretizza in una realtà musicale di prim’ordine.

Ringraziamo tanto della disponibilità e cortesia nel rispondere alle nostre domande, i LostInWhite hanno prodotto musica e videoclip per il loro nuovo singolo “The Week” (Irma Records), in rotazione radiofonica e sulle piattaforme digitali. Brano nato d auna penna ricca di influenze musicali, funky e piene di groove, come leggiamo dopo, che con inventiva e brio danno vita all’interessantissimo The week.

Ma veniamo al gruppo entrando nel vivo della piacevolissima discussione: com’è nata la vostra passione per la musica?

Nella mia famiglia non ci sono altri musicisti; un bel giorno però è arrivato in casa il pianoforte della bisnonna, ed è stato subito amore. Mio padre ascolta tuttora molta musica, tra cui il jazz e altri generi afro-americani, e dopo un po’ di studi classici l’attrazione per la black music ha preso il sopravvento.

Cosa significa e com’è nato il nome “LostInWhite”?

Il nome del gruppo (letteralmente “persi nel bianco”) è arrivato dal nostro editore, Victoria Leoni, che ha creativamente preso spunto dalla realtà: mi chiamo Bianchi, ho i capelli bianchi da quando mi sono avvicinato ai trent’anni e infine sono perso nella black music. Quando mi ha proposto quel nome per il progetto che stavo fondando ho trovato fosse perfetto, e anche un po’ ironico.


Come è stato concepito il singolo “The week”?

Come per tutti i pezzi che scrivo sono partito da un’idea di groove. Il groove è il mio chiodo fisso. Lo abbozzo al computer, sapendo che poi Arki Buelli alla batteria e Roberto Gherlone al basso lo concretizzeranno come due macchine da guerra. Per THE WEEK poi è successo che da tempo avevo voglia di esplorare una certa progressione armonica, ci ho scritto una melodia e ho cucito l’arrangiamento. Per ultimo è arrivato il testo, ispirato al senso di liberazione che avevo deciso di trovare…in una settimana, dopo un periodo di forte instabilità emotiva e psicologica. Il testo è ispirato anche da Paolo Cohelo, che in un aforisma affermava che una settimana è un tempo sufficiente per decidere della propria vita.

Dopo la stesura del testo, come sempre, ho inviato il tutto a Sofia Anessi, che ha cantato la voce guida. Sulla base dell’interpretazione di Sofia, che dato luce definitiva al brano, ho ri-finito l’arrangiamento e poi siamo entrati in studio.


E com’è nato il suo videoclip?

La storia del videoclip è super attuale perché deriva dalla situazione della pandemia. Il progetto iniziale era diverso, ma proprio mentre stavamo definendo la logistica delle riprese per la settimana successiva, sono arrivate le prime indiscrezioni sul DPCM che avrebbe messo in lockdown la Lombardia. Ci siamo convocati regista, troupe, io e Sofia nel giro di due ore. Abbiamo fatto un piccolo miracolo: con pochi mezzi e ancor meno tempo, ma tanta capacità di giocare con la luce e le macchine da ripresa abbiamo finito di girare mezz’ora prima del coprifuoco!

 

E cosa ci anticipate dell’album da cui è estratto?

Beh, direi che sarà l’album con cui affermeremo la nostra identità artistica. Quando Umberto Damiani, A&R manager di IRMA Records ha ascoltato i pezzi e ci ha accolti, abbiamo capito di aver fatto centro, che avevamo raggiunto un nuovo punto di partenza. Nell’album ci saranno anche DO IT, già uscito come singolo per IRMA, una serie di nostri inediti e due cover, dal titolo molto simile, ma molto distanti per estrazione. Possiamo dire, per ora, che una è un pezzo di Stevie Wonder, o, meglio, reso famoso da Stevie Wonder. Un omaggio a un musicista che, forse, è quello che più ha colpito il mio immaginario artistico.

 

Quali sono le vostre influenze artistiche?

Oltre a Stevie Wonder, le influenze arrivano un po’ da tutta la black legacy. Personalmente devo molto agli Incognito (il mio amore per loro mi ha fatto prendere la decisione finale di fare il musicista nella vita), ai The Brand New Heavies e a tutto il movimento Acid-Jazz degli anni 90 in generale. Nei Lostinwhite ci sono poi anche influenze più contaminate dal rock, come quelle del chitarrista Andrea Fazzi, e dal pop e R&B contemporaneo portate da Sofia, che è molto giovane rispetto agli altri componenti del gruppo. La componente più jazzistica arriva dal sax e dal flauto di Angelo Peli, che aggiunge saggiamente un ulteriore tocco di contaminazione al progetto.

 

Cos’è per voi la sperimentazione e la commistione di diversi generi?

Come per tutti i generi e sottogeneri che arrivano dal jazz e dal blues, anche per noi la parola d’ordine è contaminazione. E direi che la seconda parola d’ordine è incontro. Già la composizione del gruppo è molto eterogenea, attraversando una quarantina d’anni.

Da quando questa formazione si è stabilizzata, il meccanismo di nascita dei pezzi è ben oliata. È vero che io scrivo e arrangio di massima tutto, ma lascio che ognuno poi interpreti strumentalmente secondo le proprie influenze e i propri gusti. Ci confrontiamo e chiudiamo i pezzi apprezzando il passaggio dal mio “sterile” provino a qualcosa che è intriso, nel suo piccolo, di tanta storia della black music e non solo. Quello che cerchiamo di controllare molto, per lasciarci identificare, è il suono. Su quello siamo molto attenti, anzi…intransigenti, e ci lavoriamo molto sodo.

 

Come stai vivendo da artista e persona questo periodo del covid-19?

Come artista è veramente dura. Mancano il palco, mancano le prove, manca tutto. Manca il contatto diretto tra noi componenti del gruppo, che non solo è un piacere, ma è parte determinante del risultato artistico. Come persona sono molto adattevole, ma il secondo lockdown è più difficile, le difficoltà anche economiche sono grandi. Come molti, cerco almeno di scrivere. Sono già a tre pezzi del prossimo album.

 

Quali sono i tuoi programmi futuri?

Il sogno è poter portare sul palco l’album in uscita il prima possibile, il che significherebbe anche che questa situazione difficile si allentasse almeno un po’; la certezza è voler finire di scrivere il prossimo album entro l’estate e rientrare in studio.